Etnomusicologia: un’arte per ascoltare la musica

Redazione

Etnomusicologia: un’arte per ascoltare la musica

- giovedì 10 Marzo 2022 - 07:00

Sulle parole di d’Alembert, l'Etnomusicologia dal 700 ad oggi prosegue il suo percorso di studi.. Ancora ai nostri giorni, nascono riviste, che ne approfondiscono la ricerca. Tra queste, un esempio, è la rivista rivista Etnografie sonore

Etnomusicologia. “La necessità di creare un’arte per ascoltare la musica”. Scriveva così d’Alembert, grande illuminista, nel 1751, dando vita ad un’ipotesi rivelatasi poi profetica. Quell’ipotesi, che darà vita, tra l’Ottocento e il Novecento all’etnomusicologia. Quella parte della musicologia e dell’etnologia, che studia le tradizioni musicali orali di tutti i popoli del mondo.
In realtà, in passato, si proponeva come obiettivo, il confronto tra le musiche dei popoli. Infatti, veniva chiamata musicologia comparata.  
Oggi, l’etnomusicologia acquisisce una propria autonomia. Da sola, infatti, è in grado di condurre una ricerca multidisciplinare dello studio delle tradizioni musicali. Essa si occupa non soltanto della musica come suono, ma anche dei comportamenti necessari a produrla.

Nascita dell’etnomusicologia

L’etnomusicologia nel senso pieno del termine nasce negli Stati Uniti. Sono personalità di spicco a promuoverne e promulgarne gli studi. Con l’avvento del nazismo, molti di loro sono costretti ad esiliare.


L’etnomusicologia in Italia

In Italia, le ricerche sulla musica e sul canto popolare iniziano nel 1888 con avori che comparavano canti della tradizione italiana con quelli della tradizione europea. Nel secolo successivo, siamo all’inizio de ‘900 gli studi proseguono sino al 1948. Anno in cui viene fondato il centro nazionale di studi di musica popolare. L’interesse, la curiosità, la voglia di sapere verso questa nuova scienza cresce sempre più. Ancora, oggi, è vivo e intenso. Tanto da portare alla nascita di riviste specialistiche pure alle nostre latitudini e proprio recentissime.

La rivista Etnografie sonore

Pensiamo, per esempio, alla rivista Etnografie sonore, che da oggi, con il suo ultimo numero, assume un carattere internazionale e viene pubblicata interamente in inglese.

Nata nel 2018 con lo scopo di dare risalto alla ricerca dell’etnomusicologia italiana, al centro di un dibattito ormai internazionale, la rivista si propone di analizzare la complessità e la trasformazione delle pratiche musicali. Attraverso i contributi scientifici di Nina Baratti (musica popolare dell’Angola), Razia Sultanova (musica dei migranti centro-asiatici in Russia), Christian Ferlaino (musica popolare delle zampogne in Calabria) e Ilaria Meloni e Silvia Spinelli (canto femminile a Giava), l’analisi scientifica spazia dai dati etnografici raccolti sul campo alle modifiche culturali e sociali dovute all’inserimento di tradizioni non autoctone. Tutto, passando per teorie psicoacustiche applicate al suono di strumenti della tradizione fino alla fonetico-acustica. Quest’ultima, applicata nell’analisi del canto a tecniche di fibroendoscopia laringea.

https://www.edizionimuseopasqualino.it/riviste/etnografie-sonore-sound-ethnographies/

Cosa è Etnografie Sonore?

La rivista, che pubblica contributi in italiano e in inglese, nasce dalla esperienza di ricerca dell’etnomusicologia italiana e si propone come terreno di incontro in ambito internazionale per tutte le prospettive di indagine che affrontano la complessità e la trasformazione delle pratiche musicali. Incoraggiando uno sguardo etnografico, volto alla documentazione e all’analisi dei comportamenti sonori, coreutici e sociali sia a livello individuale che di gruppo, la rivista pubblicherà interventi, recensioni, schede informative, presentazioni di progetti di ricerca e molto altro.

Chi sta dietro la rivista

La rivista, peer reviewed, è patrocinata dalle Università di Bologna, Palermo e Roma “Tor Vergata” e diretta da Giorgio Adamo, Sergio Bonanzinga e Nico Staiti. Rosario Perricone è il direttore responsabile. Si avvale di un comitato scientifico costituito da nomi illustri della ricerca etnomusicologica italiana e internazionale e di un largo numero di collaboratori, consulenti e curatori editoriali tra i più valenti esperti della materia, italiani e non, nuove leve e nomi con alle spalle una lunga esperienza nel settore.

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