Il Carnevale di Corleone è una festa vivace e colorata che si svolge annualmente, celebrando la vita, la creatività e la bellezza delle tradizioni. Durante il Carnevale, le strade della città si animano con sfilate di carri allegorici, gruppi mascherati e i tradizionali “riavulicchi”.
Uno degli eventi molto attesi è il rogo del fantoccio chiamato “Nannu”, che segna la fine dei festeggiamenti carnevaleschi.
I “riavulicchi”


I “riavulicchi” sono la maschera tipica. Sono figure ironiche e “demoniache”, vestite di rosso, ricoperte di campanelli e girano per le vie, precedute dal suono del corno. È una tradizione che continua a essere celebrata con entusiasmo ogni anno, rappresentando l’anima del Carnevale corleonese.
I “riavulicchi” ballano per le strade, con i loro 47 campanellini, che rappresentano i giorni che separano il Martedì Grasso dalla Pasqua. Il loro suono festoso, aggiunge un tocco di magia e allegria, ricordando al contempo il passare del tempo e la transizione verso un periodo di rinnovamento spirituale.

Totò Manolesta

“Riavulicchi” a parte, protagonista indiscusso del Carnevale di Corleone è un artista: Totò “Manolesta”.
Conosciuto anche come “u custureri” (il sarto), è una figura reale e nel contempo leggendaria. La sua abilità nel creare costumi unici e spettacolari ha incantato generazioni e reso il Carnevale ancora più magico.
Nato nel 1954 a Corleone, è rimasto orfano di padre quando aveva solo quattro anni, e sua madre, Paolina, lo ha sostenuto lavorando come sarta. Grazie al suo lavoro, Paolina ha garantito a Totò una vita serena e piena di opportunità.
Totò ha studiato all’Università di Palermo, nella facoltà di Architettura. Tuttavia, quando sua madre è morta, è stato costretto a tornare a Corleone, rinunciando alla laurea e ai suoi viaggi che faceva spesso per arricchire la sua cultura. A Corleone, Totò ha iniziato a esercitare con abilità il mestiere di sarto, sviluppando sempre più la sua passione e il suo talento.

L’omosessualità di Totò Manolesta
Totò non ha mai fatto segreto della sua omosessualità. Sebbene la tenesse riservata mentre lavorava alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo, l’ha dichiarata apertamente una volta tornato al suo paese di origine. Un gesto di coraggio e autenticità che ha sfidato con serenità antichi convincimenti e ipocrite condanne, dimostrando come l’anima umana non conosca stereotipi.
Nel 1983, ispirandosi al noto Carnevale di Venezia, dove si è recato per apprendere l’arte dei costruttori di costumi e studiare le maschere carnevalesche, Totò ha allestito i suoi primi costumi per sé e per gruppi mascherati. La sua attività si è interrotta dal 1989 al 2000, periodo durante il quale ha vissuto a Bologna. Dal 2000, ha ripreso con entusiasmo e creatività la realizzazione dei costumi di Carnevale, realizzando vere e proprie opere d’arte.

La maestria di un grande artista
La sua maestria ha avuto un impatto profondo sul Carnevale di Corleone. Grazie alla sua creatività e abilità, i suoi costumi sono diventati un emblema della festività, attirando visitatori e appassionati da ogni dove. La sua dedizione e il suo impegno hanno ispirato molti altri artisti e artigiani locali a sperimentare con materiali di riciclo e tecniche innovative.
Quest’anno, Totò “Manolesta” ha allestito una mostra dei suoi costumi a Corleone, presso la Casa del Popolo “Bernardino Verro”. La mostra è stata inaugurata dal Sindaco, Walter Rà e dall’Assessore alle Tradizioni, Calogero Di Miceli, subito dopo la presentazione del libro “Rivulicchiu Testamentu e Nannu”, dell’etnoantropologo Leoluca Cascio. Il saggio, corredato da molte immagini e testimonianze, è uno studio approfondito sulle usanze carnevalesche di Corleone.
I costumi creati da Totò Manolesta




I costumi creati da Totò “Manolesta”, che lui stesso ha indossato durante le passate edizioni del Carnevale, resteranno esposti fino al 4 marzo, offrendo a tutti l’opportunità di ammirare da vicino d’arte uniche e straordinarie.
Il loro creatore non è solo un sarto, ma un vero e proprio artista. I suoi costumi raccontano storie, evocano emozioni e celebrano la bellezza della tradizione e della creatività artigiana. Attraverso i suoi costumi, unici e creativi, l’artista si fa egli stesso valore aggiunto di una città che vuole raccontare la parte bella di sé, della propria cultura, delle proprie radici.
“Manolesta” è un soprannome che gli è stato attribuito per la velocità con la quale ha sempre realizzato le sue opere sartoriali.
Le sue opere artistiche portano la sua firma completa di nome, cognome e soprannome: Salvatore Riina detto Totò Manolesta.