Pamela Villoresi, la carta vincente

Pippo La Barba

Pamela Villoresi, la carta vincente

- venerdì 12 Marzo 2021 - 08:38
Pamela Villoresi, la carta vincente

La sua nomina a direttore artistico ha costituito per Palermo un fatto nuovo, sia perché il Teatro palermitano non era mai stato diretto da una donna, sia perché la sua candidatura è stata fortemente sostenuta dagli stessi lavoratori, e poi accolta dai soci: Regione, Comune e Fondazione. Pamela Villoresi, prima donna direttore artistico del Teatro Biondo di Palermo, si racconta sulle pagine de L'Inchiesta Sicilia

Pamela Villoresi. Da quando ha assunto la direzione artistica, ha rilanciato il Biondo con iniziative culturali di grande spessore. Iniziative, che continuano nonostante la pandemia.
Non solo per il Teatro Biondo. La sua nomina a direttore artistico ha costituito per Palermo un fatto nuovo, sia perché il Teatro palermitano non era mai stato diretto da una donna, sia perché la sua candidatura è stata fortemente sostenuta dagli stessi lavoratori, e poi accolta dai soci: Regione, Comune e Fondazione.

Pamela Villoresi

Stiamo parlando di Pamela Villoresi, la prima donna ad essere nominata direttore artistico del teatro Biondo di Palermo.
Pamela Villoresi si racconta sulle pagine de L’Inchiesta Sicilia, riflettendo sulle criticità che hanno travagliato il teatro in questo periodo di esilio legato alla pandemia. Un periodo in cui, comunque, Pamela Villoresi e tutto l’entourage che ha saputo creare attorno a sé, non si è fermata un solo attimo. Ha scelto modelli, selezionato opportunità, acchiappato occasioni, individuato collaboratori e, poi, inventato, creato, ideato tanto di quelle cose da rappresentare, sotto tutti gli aspetti…

Un modello vincente

Ritiene che questa esperienza possa costituire un modello vincente?

Penso che sia un accadimento raro. Una nomina senza “presentazioni politiche”, che parte dai lavoratori e subito sostenuta dal presidente Giovanni Puglisi, che ha lottato per mesi per ottenere l’unanimità di voto, sia in cda che all’assemblea dei soci, è davvero una nomina autentica, basata sulla legge del merito, in cui ha contato il curriculum e il progetto; che obbliga ad un impegno totale: la fiducia non si può deludere. Mi è chiaro che il mio non vuol essere un esercizio di potere ma un servizio, e la mia dedizione è totale. Debbo casomai lottare per realizzare tutto quello che vorrei, perché non ho sempre con me persone che sono abituate a tanta dinamicità e si spaventano. Posso dire che da parte delle amministrazioni e delle istituzioni culturali della città con cui ho a che fare – molte – ho la piena collaborazione.


Scuola di Teatro del Biondo in un corso di laurea

Lei ha portato a termine un progetto molto ambizioso: trasformare la Scuola di Teatro del Biondo in un corso di laurea, attraverso la convenzione con l’Università. Teatro e Università possono interagire nella promozione culturale?

Collaborazioni cospicue

Questo risultato è, appunto, il frutto di una proficua collaborazione tra noi e l’UNIPA. Con il Magnifico Rettore Micari e con tutti i professori referenti abbiamo un rapporto ottimo. Quasi un centinaio di studenti universitari fanno da noi i tirocini: quelli di Architettura – col prof. Marsala – ci hanno arredato il foyer, la Sala Guicciardini. Quelli di Belle Arti – con la prof.ssa Valentina Console – hanno realizzato le scenografie per vari nostri spettacoli. Mentre quelli di Biologia Molecolare, sezione restauri – con il prof. Franco Palla – stanno restaurando i dipinti del foyer della Sala Strehler, anneriti da un incendio avvenuto più di quarant’anni fa. Infine, i “nostri” allievi del “Corso in recitazione e professioni della scena”, che è il primo in Italia.

Riconoscimenti alla fine del triennio

Alla fine del triennio gli allievi (15 attori, 5 registi e 5 drammaturghi) avranno sia il diploma del Teatro Biondo, sia la laurea di primo livello del DAMS. Il prof. Puglisi e il prof. Tedesco si sono spaccati il cranio per formulare una struttura possibile, confacente alle rispettive esigenze, senza nessun precedente amministrativo e organizzativo… ma lavorando alacremente ce l’abbiamo fatta. E siamo stati premiati: gli allievi che abbiamo scelto sono davvero speciali.

Sinergia con i teatri privati

In questi primi due anni di direzione ha steso una rete di collaborazioni con diverse strutture del territorio, ad esempio col Teatro Massimo. Ritiene utile una sinergia anche con i teatri privati?

Sì, sarebbe auspicabile. In una riunione avevo proposto una sinergia che esiste in altre città, come ad esempio Milano, dove hanno creato addirittura un cartellone incrociato tra alcuni Teatri pubblici e privati. L’esperimento funziona molto. Alcuni lo hanno accolto con curiosità altri con più diffidenza, com’è normale. Poi la pandemia ci ha bloccati e ha messo in ginocchio tutte le strutture private, alcune le ha distrutte. Speriamo di poter riprendere il progetto per la prossima Stagione.

Una cultura del teatro socialmente più estesa

Non crede che a Palermo, dove pure c’è sempre stata una élite culturale che ama il teatro, ci sia bisogno di estendere la cultura a tutti gli strati sociali?

Assolutamente sì. Per quanto questa sia una terra teatrale, e il pubblico, se è contento, è fedele e appassionato, c’è comunque il bisogno – come ovunque – di allargare l’utenza e di raggiungere tutta la popolazione, in particolare i giovani. Ma dobbiamo essere noi a rivolgerci a loro, non possiamo aspettare passivi che la gente ci scopra. Soprattutto dobbiamo formulare iniziative che coinvolgano la città, che facciano percepire il Teatro come punto di riferimento. Per questo l’anno scorso abbiamo attivato una serie di iniziative, nella città, nei centri commerciali di varie zone, anche lontane dal centro, nelle librerie, per strada, laboratori aperti ai giovanissimi e gratuiti – come “Gioca jazz” – eccetera. Insomma avevamo aumentato gli abbonamenti di 1200 unità.

Progetti per il 2021

E quest’anno?


Quest’anno, in cui il pubblico e i ragazzi non possono venire a teatro, abbiamo voluto trasformarci in teatro di ascolto, e abbiamo realizzato dei progetti che diano voce ai pensieri, alle parole inespresse, bloccate nel chiuso delle camere dove la pandemia ci ha confinato. Ci stanno arrivando dei materiali straordinari, che saranno lavorati dai nostri allievi drammaturghi e interpretati dai nostri allievi attori sotto la guida degli allievi registi. Materiali riguardanti sia uno sguardo, uno squarcio sulla città e la società, attraverso la letteratura e la pittura siciliana del ’900, sia come riflessione della “prigionia” subita o scelta, come nel caso degli Hikikomori.

Alcune delle collaborazioni di Pamela Villoresi

Questo progetto è realizzato in collaborazione con i professori Ferraro e La Barbera del Dipartimento di Biomedicina, Neuroscienze e Diagnostica avanzata BiND di Palermo. Ma anche cose più ludiche, come per San Valentino. Abbiamo raccolto poesie e scritti dei cittadini con i quali abbiamo realizzato, grazie a dei professionisti, alcuni filmati che sono andati in rete e votati dalla cittadinanza. Il territorio si conferma una fucina di creatività, siamo sicuri che, con i tempi che la situazione sanitaria e psicologica impone, avremo delle belle sorprese con il pubblico, in futuro.

La pandemia rallenta la corsa nazionale

Come state affrontando l’attuale momento di chiusura dei teatri? Teme che la pandemia possa rallentare la corsa alla qualifica di “teatro nazionale”?

Abbiamo optato per una “resistenza attiva”. Infatti, abbiamo messo in prova tutte le nostre produzioni – anche quelle che debutteranno in dicembre – per permettere agli artisti di lavorare, e ai nostri dipendenti di dare un senso tangibile al proprio lavoro. Inoltre, abbiamo programmato online letture che​vedranno il palcoscenico in estate. Infine, abbiamo attivato tutte queste iniziative sia perché la gente continui a pensarci, ma anche per dare un senso al nostro esistere, essere presenti alla nostra funzione di “Grilli parlanti”. Per il Nazionale si vedrà, probabilmente la presentazione del triennio – e dunque la scelta dei nazionali – verrà fatta slittare ancora di un anno. Stiamo intanto attivando collaborazioni e sinergie con parecchi teatri dell’Isola. Chissà che anche la Sicilia non riesca a creare finalmente un Circuito Teatrale Regionale. Sarebbe per tutti una bella conquista.


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